Storia del bikini

All’inizio fu una bomba. Anzi, due bombe: quelle all’idrogeno sganciate nel luglio del 1946 dagli americani, che conducevano test nucleari, su un atollo delle Isole Marshall, Bikini per l’appunto. Pochi giorni dopo, ufficialmente il 5 luglio del 1946, un geniale quanto sconosciuto sarto francese, Louis Réard sgancia, dai bordi della piscina Molitor di Parigi, una nuova moda per l’estate: invece del costume intero, faticosa conquista di decenni di lotte femminili, un due pezzi destinato ad avere l’effetto di una bomba sulle usanze dell’epoca. Reard riteneva, appunto, che l’introduzione del nuovo tipo di costume avrebbe avuto effetti esplosivi e dirompenti ed ecco quindi spiegato il nome del più celebre indumento da spiaggia.

Il modello di Reard rifiniva il lavoro di Jacques Heim che, due mesi prima, aveva introdotto l’Atome (così chiamato a causa delle sue dimensioni ridotte), pubblicizzato come il costume da bagno più piccolo al mondo. Reard rese l’ Atome ancora più piccolo, ma non riuscì inizialmente a trovare una modella che osasse indossarlo. Finì quindi per ingaggiare come modella Micheline Bernardini, spogliarellista del Casino de Paris.

L’evidente sex-appeal, e quindi il potenziale seducente del bikini, ne ha fatto un ingrediente di successo di innumerevoli film e telefilm dal momento in cui esso fu ritenuto accettabile per il pubblico pudore. La storia del bikini è indissolubilmente legata ad alcuni dei nomi più seduttivi della storia italiana e internazionale: le dive del cinema.

Scoppiò così, tra le donne dello spettacolo, la moda del bikini, perfido strumento di seduzione che però stentava a decollare tra le donne normali. Tramontata l’epoca delle monarchie, la spiaggia era ormai un luogo aperto a tutti, ma l’atteggiamento verso la nudità, per quanto in evoluzione, viveva continui arretramenti. Le prime a prendere di petto, è proprio il caso di dirlo, questi tabù e questi attegiamenti furono le ragazze più libere, che indossando il bikini non temevano la riprovazione popolare o delle autorità.

Comunque, anche qualche diva stentava a osare. Come l’ex campionessa di nuoto Esther Williams che, negli anni ’50, si rifiutava di indossarlo nei suoi film. Almeno, fin quando non furono i produttori hollywoodiani a imporglielo per contratto. In Italia, il seducente costume, così come oggi lo intendiamo, fu sdoganato da Sofia Loren, che con un due pezzi di raso sbaragliò la concorrenza vincendo il titolo di Miss Eleganza nel 1950.

In seguito, altri celebri esempi dell’inscindibile legame tra bikini e cinema sono rappresentati dai surf movie degli anni ’60 o da serie tv com Baywatch. Tra le icone più celebri del bikini nel cinema, ritroviamo Ursula Andress nei panni della Bond girl Honey Ryder nel 1962, Raquel Welch eroina preistorica nel film One Million Years B.C. del 1966, Phoebe Cates in Fast Times at Ridgemont High del 1982.

Furono però altre due vere bombe di fascino a portare il bikini in giro per il mondo: Brigitte Bardot, a metà degli anni Cinquanta, dalle spiagge mai così calde di Saint-Tropez, eMarilyn Monroe, che nel film Niagara del 1953 riuscì nell’ardua impresa di togliere il fiato al mondo. Ma ci volle un tocco regale, ancora una volta, alla fine del decennio, per convincere tutti che il bikini poteva rientrare a buon titolo nei costumi occidentali: Margaret d’Inghilterra, figlia della regina Elisabetta, non si fece alcun scrupolo a farsi immortalare in due pezzi mentre sbarcava dallo yacht dell’Aga Khan a Porto Cervo. E se poteva permetterselo una nobile…

Da allora nessuna donna italiana se la sentì di rinunciare a questo costume delle meraviglie che ha conosciuto diverse evoluzioni in stile e forme e ha resistito all’assalto del topless, benchè già si palesava il trend verso la riduzione del pezzo superiore al punto da coprire a malapena i capezzoli. In sostanza, tutatvia, il bikini è rimasto sostanzialmente invariato fino agli anni ’70 del secolo scorso, quando, completata la massima riduzione possibile del pezzo superiore, l’attenzione degli stilisti si è rivolta al pezzo inferiore, con l’introduzione del tanga brasiliano, la cui parte posteriore è così ridotta da scomparire tra le natiche.

 

COLLEZIONE 2013

Fai click su una foto per ingrandire

PISCINA 2013

FITNES 2013